"Nina hai negli occhi le stelle
Ma tieni strette anche quelle
Se solo provassi a lasciare libero
Il mondo che hai dentro di te
Forse che nella tua testa
È un’occasione già persa
Perché quando è ora di fare
Ti ritrovi ancora a rimproverare TE"
-Paola e Chiara - Nina
“Every new day is another chance to change your life.”
(Fonte: icanread)
E quasi tutto un blog, per scriverti che mi manchi, per renderti presente , ancora. ma tu non lo vedi, tu non lo senti. non più.
Questa mattina ero a disagio, perchè a me i funerali mettono a disagio, anzi, non mi piacciono per niente.
Imbastire una grottesca messa dove gente impacciata e vestita bene, pronuncia titubante frasi di circostanza o l’orrenda parola “Condoglianze” … che io poi nemmeno so cosa significhi il termine condoglianze e il significato del dizionario non mi soddisfa.
Anche i preti, durante i funerali, mi inquietano: per “salutare” per l’ultima volta una persona imbastiscono una messa che è , nei riti, identica a tutte le altre, aggiungendo parole ancora più astratte del solito e aspergendo la bara alla fine. Non lo capisco… sarà che questo ultimo “ciao, ci rivedremo prima o poi..” non mi sa di cosa triste, sarà che a 20 anni , forse, non ho ancora paura della morte, ben sapendo che un giorno ci sei e quello dopo no, ben sapendo che la morte è l’unica cosa certa della vita, ben sapendo che tutto, anche la morte non accade per caso… E forse proprio per questi motivi i funerali non mi piacciono. L’ “ESSERCI”, il partecipare al cordoglio dovrebbe essere fatto in silenzio, così come oggi una persona mi ha dimostrato di esserci stringendomi per un istante, così come io sono andata da Nicola e l’ho abbracciato senza dire quel freddo “condoglianze”.
Le lacrime ci sono state comunque, le avevo tenute in conto, anche se non conoscevo bene la persona che “abbiamo salutato”..ma anche qui, non mi hanno commossa e parole, mi hanno commossa i gesti, quei gesti come quell’abbraccio che Nicola ha dato a sua madre e a suo fratello durante lo scambio della pace.
Certo, non si è mai abbastanza uomini per accettare la morte, ma si può diventare uomini nel provare a farlo.
I funerali, in generale, destabilizzano anche per la “scena”, per il “folklore”fatto di circostanze e usanze dimenticate che quasi ti fa percepire di non avere più contatto con la realtà…
Che poi Nicola il VERO “Ciao” a suo padre glielo ha detto appoggiando, in silenzio, un plettro sulla sua bara… in questo si è uomini : nell’abitare fino in fondo la vita.
E questo fa riflettere su quanto riusciamo ad essere insignificanti, a volte, nelle cose di tutti i giorni. Nelle frasi, nei gesti e nei pensieri di tutti i giorni.
"È una gran cosa quando realizzi di avere ancora l’abilità di sorprenderti. Ti fa chiedere cos’altro puoi fare che ti sei dimenticato."
-dal film American Beauty (via b3-nice)
“L’appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme.
Non è il conforto di un normale voler bene.
L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé”.
- G. Gaber -
(Fonte: nerodesiderio)
"Fa di me il tuo presente,
mi ami o no? Non è importante.
Che stupida, ridicola follia
provare a dare sempre un senso…"
-Dolcenera - Un sogno di Libertà
“Lo sguardo è una scelta.
Chi guarda decide di soffermarsi su una determinata cosa e di escludere dunque dall’attenzione il resto del proprio campo visivo. In questo senso lo sguardo, che è l’essenza della vita, è prima di tutto un rifiuto.
Vivere vuol dire rifiutare.
L’unica scelta sbagliata è quella di non fare una scelta”.
A. Nothomb
(Fonte: pantherain)
Cose che mi hanno colpito :
- In due giorni penso che sentirsi dire da due persone diverse ” Ti vedo devastata, Tere” \ “Cavoli, sei stravolta!” faccia un pò riflettere;
-Scendere dall’autobus e ritrovarsi ad ascoltare gli sfoghi di gente frustrata e sconosciuta che davanti all’ingresso dell’Università ti stringe la mano e ti dice ” Grazie, grazie di avermi ascoltato” fa pensare a quanto , a volte, basti davvero solo ascoltare le persone;
-Vedere il cellulare suonare sabato, rispondere, e sentirsi dire “Scendi, son passata solo per salutarti” mi ha spiazzata;
- Rendersi conto, parlando del più e del meno con compagne di università di aver chiesto, ad un certo punto “MA QUINDI, COSA DOVREI FARE?” mi ha pietrificata… io che di solito non sono tipo da chiedere consiglio, io che le cose me le risolvo da sola, io che di solito percorro tutte le strade…io, non so davvero più come risolvere la situazione.
-Tornare in biblioteca, sentirsi toccare la spalla e con un abbraccio sentirsi dire “Ma ciao Teresa, finalmente torni a casa” ti fa sentire davvero a casa.
E’ tutto un grande CAOS CALMO. Troppo calmo.


